Editoriale: Non fermarsi al primo passo

2017-09-11 L’Osservatore Romano

Con una grandiosa messa nel cuore dell’enorme bacino portuale di Cartagena de Indias si è conclusa la visita in Colombia del Papa. «Mi avete fatto molto bene» ha detto con semplicità Francesco, che ha lasciato al paese una consegna al di là del motto, molto efficace, scelto per questi giorni: non fermarsi al «primo passo», ma continuare giorno per giorno ad «andare incontro all’altro, in cerca dell’armonia e della fraternità». Con lo sguardo rivolto a una figura esemplare di testimone del Vangelo, il gesuita Pedro Claver, che nel Seicento spese la vita per i più poveri: quarant’anni di «schiavitù volontaria» accanto agli innumerevoli schiavi che arrivavano dall’Africa nella grande città coloniale affacciata sui Caraibi.

L’esempio di questo santo «ci fa uscire da noi stessi», abbandonando l’autoreferenzialità, ha detto Bergoglio, ripetendo un concetto centrale nella sua vita in Argentina e come protagonista di un pontificato essenzialmente missionario. Come si è visto anche in questo viaggio, percorrendo un paese che cerca di uscire da oltre mezzo secolo di guerra. «Colombia, tuo fratello ha bisogno di te, vai incontro a lui portando l’abbraccio di pace, libero da ogni violenza, schiavi della pace, per sempre» sono state le ultime parole del Pontefice al termine della celebrazione nella città che, proprio per Claver, è stata scelta dal Congresso colombiano come simbolo e sede istituzionale della difesa dei diritti umani nel paese.

Sulle tracce del gesuita e dei suoi compagni operò all’inizio del Novecento una donna, Maria Bernarda Bütler, religiosa svizzera anch’essa canonizzata per la sua azione instancabile ed evangelica nel sanare sperequazioni e contrasti sociali stridenti. Un’ingiustizia strutturale che il Papa ha evocato dolorosamente nella conversazione con i giornalisti durante il volo di ritorno parlando delle ultime ore trascorse a Cartagena de Indias. Qui come primo gesto non a caso ha visitato un’opera di Talitha Kum, la rete che l’Unione internazionale superiori generali ha costruito in tutto il mondo per contrastare la vergogna della tratta e dello sfruttamento sessuale delle donne.

E durante l’ultima messa, commentando le parole di Gesù sulla correzione fraterna, forte si è levata la voce del Pontefice. A sostegno del difficile processo di pace in Colombia e poi nella decisa condanna del narcotraffico, già anticipata nel discorso ai vescovi del paese, e di realtà criminali mondiali davanti alle quali si rischiano omissione, assuefazione, indifferenza: la devastazione dell’ambiente, lo sfruttamento del lavoro, il riciclaggio di denaro sporco, la tratta di esseri umani.

Temi che sono tornati in parte nella conferenza stampa durante la quale ai temi del viaggio si sono intrecciati quelli dell’attualità internazionale. Il Papa è così tornato sulla piaga della corruzione, sul cambiamento del clima e sulla questione migratoria, in America come nel Mediterraneo: un nodo arduo, affrontato con coraggio e umanità in paesi come la Grecia e l’Italia esplicitamente ringraziati dal Pontefice. Alla ricerca di un punto di equilibrio tra accoglienza, integrazione e superamento delle cause alla radice di un fenomeno mondiale ed epocale.

g.m.v.